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July 19 Livorno dall'Antifascismo alla Resistenza il 10° Distaccamento Partigiano e la Liberazione della Città Ricordi ed esperienze di Bruno Bernini ( insignito oggi: 19-Luglio-2008 della "Livornina d'oro)
La nomina a Comandante del Distaccamento partigiano operante nella zona di Livorno
Ricordo che, dopo quanto era avvenuto a Castellaccio, Vasco Caprai venne a trovarmi a casa mia, preoccupato per la situazione grave che si andava creando: era urgente incontrarci al Comando-tappa, mi disse, ove Rebua e Turini ci avrebbero preceduto, in modo da decidere insieme il da farsi. Così, in bicicletta, lo seguii e quando, affaticati per la strada in salita, giungemmo a Castellaccio, oltre a Valesini, Rebua e Turini, incontrai nuovamente anche Pizzi, Raugi e Lauretta, mentre Mario Lenzi aveva raggiunto una formazione partigiana dell’Alta Maremma. Inoltre, incontrai e conobbi personalmente Nelusco Giachini che avevo conosciuto come giovane intellettuale del Comando-tappa, attra-verso un articolo che Caprai, prima di pubblicarlo, mi aveva fatto leggere: lo avevo trovato un po’ di parte ma non male e venne pubblicato sul giornale del Fronte della Gioventù “Riscossa”. A nome del Comando-tappa, Valesini mi informò della situazione creatasi e, quando mi accompagnò attraverso la macchia vicina, mi resi conto che era effettivamente grave: tanti giovani che, sconcertati, vagavano per la boscaglia e, venendoci incontro, ci dicevano di essere stanchi di attendere e che volevano andare a fare i partigiani.[…] Fu un’assemblea caratterizzata da perplessità ma, soprattutto, da tanta volontà di combattere e sconfiggere gli oppressori nazifascisti e, alla fine, la proposta venne quasi unanimamente approvata, fatta eccezione per alcuni militari del Mezzogiorno che intendevano riunirsi alle loro famiglie, superando la linea del fronte. Concludendo l’assemblea, Valesini, a nome del Comando-tappa e senza avvertirmi, mi propose come comandante. […] La missione sul Poggio Pelato e la morte di Silvano Pizzi Intanto, mentre procedeva dal sud la liberazione di vari paesi da parte delle forze alleate, assumevano importanza le informazioni sull’an-damento delle operazioni militari tedesche, per adeguare ad esse le azioni del Distaccamento e anche per prevenire repressioni e deportazioni. Fu deciso di inviare una pattuglia partigiana in ricognizione sul Poggio Pelato, della quale fu chiamato a far parte anche Bruno Carli, un partigiano coraggioso e conosciuto per la sua intraprendenza. […] Con queste importanti informazioni, decidemmo di tornare al Distaccamento e sulla via del ritorno, discendendo Poggio Pelato e giunti in prossimità di Nibbiaia, mentre attraversavamo la strada che porta a Castelnuovo, dalla macchia alle nostre spalle ci spararono alcuni colpi di mitra e, contemporaneamente, da un camioncino militare tedesco, nei pressi del paese, cominciarono a mitragliarci. Ci sentimmo accerchiati e cercammo subito di ripararci dietro una siepe vicina alla strada, ma eravamo allo scoperto, saremmo stati sopraffatti e dovevamo raggiungere la macchia da cui, poi, avremmo potuto rispondere all’attacco. Bianchini (Dedo) ci precedette, raggiungendo la macchia vicina e subito cominciò a sparare per distrarre da noi l’attenzione dei tedeschi, cercando di coprirci e di facilitare anche la nostra fuga. Così, anche noi, dopo qualche incertezza, abbandonammo la siepe e di corsa, tra scariche di mitra, cercammo di raggiungere la macchia vicina ove più fitta era la boscaglia: lì giunti, Silvano Pizzi, pieno di sangue, cadde tra le braccia mie e di Nelusco. Era stato colpito al petto da una scarica di mitra, “muoio”, ci disse e morì all’istante. Non riuscivamo a crederci, ci nascondemmo subito in una buca provocata da una bomba per rispondere all’attacco. Ma Silvano era morto. Eravamo disperati, era stato per noi più che un compagno: era stato il costruttore e l’animatore instancabile del Comando-tappa e del nostro Distaccamento, un combattente coraggioso e altruista, stimato e amato da tutti i partigiani. […] La liberazione di Castelnuovo e la morte di Vittorio Giambruni […] Il 19 luglio del ’44 entrammo in Ardenza, ove trovammo le prime macerie della guerra e tanta gente che ci accoglieva festante, come liberatori di Livorno. Intanto, oltre ai partigiani provenienti da Antignano, da Collinaia giungevano anche partigiani della colonna di via Popogna. Essi, costernati, avendo appreso dei nostri caduti, ci informarono che anche Lanciotto Gherardi era morto, caduto in combattimento, colpito per errore da una scarica di mitra di un soldato americano mentre generosamente stava soccorrendo il partigiano Francesco Lotti, ferito nello scontro con le retroguardie tedesche nei pressi de La Palazzina. Così, con quei partigiani e con Giachini e Raugi, che mi erano accanto, ricordai che, purtroppo, quel giorno – il 19 luglio 1944 – per il Distaccamento non era solo un giorno di vittoria e di partecipazione alla festa della obbligata dai bombardamenti e dall’occupazione nazi-fascista a lasciare e abbandonare le proprie case, tornava festante nella città liberata. Per il 10° Distaccamento quello era anche un giorno di duri ricordi e di riconoscenza per Lanciotto Gherardi, Silvano Pizzi, Ero Gelli, Renato Pini, Aldo Piccini, Feliks Bikonaki, il tenente Labate e i suoi agenti, tutti caduti per la liberazione di Livorno e per contribuire a rendere libera e indi-pendente l’Italia. […] La città era liberata ma distrutta e da ricostruire, mentre continuava la guerra per sconfiggere definitivamente il nazi-fascismo e riconquistare l’indipendenza e la pace. Perciò, sciolto il Distaccamento, lasciando Villa Coscera, alcuni partigiani con Renzo Giacomelli, Alberto Maconi e Giuseppe Cantini – il primo ferito e gli altri due poi caduti nei pressi della Linea Gotica – si unirono alle forze alleate per continuare a combattere fino alla liberazione del Paese. Altri si impegnarono con gli americani nelle squadre volontarie del lavoro per liberare dalle macerie della guerra il centro cittadino e avviare la ricostruzione della città. Altri ancora, e io tra questi, si impegnarono in politica: tutti per contribuire, con la fine della guerra, nella libertà, nell’indipendenza nazionale e nella pace riconquistate, alla ricostruzione di Livorno e alla costruzione della nuova Italia.
Ho inserito questa pagina su richiesta di mia sorella .... Dice che dobbiamo ricordare e meditare.
Un abbraccio a tutti.
July 08
Change Location Atlanta Chicago Dallas Denver Hawai’i LA - Inland Empire LA - Orange County Los Angeles Nashville Phoenix Salt Lake City San Diego San Francisco Sarasota Schaumburg Seattle Tampa Twin Cities Washington DC Online Programs
At Argosy University, Los Angeles, we're committed to preparing students like you for an environment of success.
Se cercate FROU-FROU è qui...
Adesso capisco perchè mi ha detto di tenere il cell
acceso!!!
Certo, la partenza è stata fulminea
di quelle che non ti lasciano neppure il tempo di fare le valige...
ma pensavo avesse avuto il tempo di inviare gli sms di saluto per tutti!
Invece no...
sms, telefonate, e-mail
come il Figaro barbiere...
tutti la cercano...
Così mi sono detta: " Scrivilo sul blog forse riusciranno a leggerlo e ti daranno tregua..
Lei è Li' a Los Angeles University
"Argosy"
E' partita da Santa Monica per approdare
in questa bellissima città...
se mi invierà delle foto le metterò nel Blog
Parola di Giovane Marmotta! May 25
Anche questa pagina è messa qui, senza una parola di commento,
perchè sarebbero tutte parole inutii!
Farmaci truffa, è "disastro colposo" (sottolineo soltanto questa frase!) Ventidue specialità sotto controllo
TORINO - Disastro colposo per la messa in commercio di farmaci non perfetti. Si apre un nuovo filone nell'inchiesta piemontese sull'Agenzia per i farmaci. Ventidue medicine in commercio sono sospettate di essere dannose per la salute dell'uomo. Il farmacologo Silvio Garattini chiede che siano resi nomi i nomi delle specialità: "E' da incoscienti lasciare in giro farmaci a rischio per i cittadini e non dire quali siano". Il ministero: "Non c'è pericolo". Ma il ministero della Salute getta acqua sul fuoco: "Sono specialità conosciute nel mondo, testate da anni. Non c'è pericolo alcuno" ripetono. Ammettono che su alcuni "bugiardini", i foglietti illustrativi contenuti nelle medicine, qualche controindicazione era stata soppressa per rendere più facile ottenere la licenza di vendita, "ma è stato messo già tutto in ordine". Temono la psicosi a Roma e non vogliono che nei cittadini si diffonda l'idea che in commercio ci siano farmaci che possono far male. "Non c'è pericolo", si ostinano a ripetere al ministero. Soldi in cambio di omissis. Nell'occhio del ciclone, un antinfiammatorio che, nonostante potesse provocare "gravi danni al fegato" non è stato sospeso dal commercio, "dimostrazione - dice la Procura - che c'è stata una corruzione". Altro caso è quello che riguarda la commercializzazione di un anestetico locale "che - come scrivono i giudici - presenta un difetto a causa del quale due fiale diverse non sono distinguibili tra loro, con evidenti conseguenze per la salute pubblica". Anche questa volta sembra che i funzionari infedeli dell'Aifa abbiano chiuso un occhio in cambio di laute mance. Secondo il gip, "la gravità del comportamento di certuni che non esitano a tutelare gli interessi commerciali della società produttrice dei farmaci a scapito delle conseguenze per la salute dei pazienti, è emblematica".
Dossier compicenti. E poi ci sono psicofarmaci, antibiotici, diuretici, antipertensivi, antiasmatici a base di principi attivi che, scaduti i canonici dieci anni del brevetto, dovevano essere nuovamente sperimentati con tutti i crismi, ma che sono stati proposti con modalità poco convincenti. Si parla di società che hanno svolto le analisi preparatorie all'estero, in Ucraina, con modalità poco sicure; di pratiche sbrigate dall'Aifa troppo celermente; di dossier piuttosto compiacenti. Istituita commissione ministeriale. Una speciale commissione d'inchiesta composta da tre saggi istituita dal sottosegretario alla salute Ferruccio Fazio affincherà i magistrati piemontesi nell'inchiesta. Agli arresti da un paio di giorni sono finiti in otto: due i corrotti, alti dirigenti dell'Agenzia per i farmaci; sei i corruttori, dipendenti di case farmacautiche o di agenzie di intermediazione.
"Niente contro la salute dei cittadini". In questi mesi ci sono stati pedinamenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, la documentazione video del passaggio di una mazzetta. Le prime ammissioni, infine, sono arrivate. Il procuratore di un'azienda farmaceutica indagato per corruzione ha confessato di aver passato dei soldi ad un presunto dipendente dell'Aifa per rendere più facile l'iscrizione nel prontuario. "Ho ricevuto regali - ha detto l'imputato - ma non ho fatto niente contro la salute dei cittadini". (24 maggio 2008) tratto da Repubblica
Farmaci truffa, è "disastro colposo" Ventidue specialità sotto controllo - cronaca - Repubblica.it May 24 GLI UOMINI SONO..... ..come il caffè: I migliori sono caldi, forti e ti tengono sveglia tutta la notte.
..come i rappresentanti: non puoi credere a una parola di ciò che dicono.
..come i computer: difficili da capire e costantemente senza abbastanza memoria.
..come le fotocopiatrici: servono per la riproduzione e per nient'altro.
..come le banane: più diventano vecchi, più si ammosciano.
..come un conto in banca: senza denaro, non generano interesse.
..come una nevicata: non si sa mai quando sta venendo, di quanti centimetri sarà e quanto a lungo durerà.
..come un auto usata: poco costosi, ma completamente inaffidabili.
..come le vacanze: non durano mai abbastanza.
..come gli oroscopi: ti dicono sempre cosa devi fare e di solito sbagliano.
“Non c’è sabato senza sole, non c’è donna senza amore”,
proverbio irritante per tutti quelli che, in questi giorni,
dopo una settimana di “sole che spacca le pietre”
agognano il week end per poter raggiungere il mare ed abbronzarsi
“là dove non batte il sole”,
e sanno ormai che ogni fine settimana, regolamente, come oggi, nuvole ovunque!
Andrò a fare shopping con "la banda"
al centro commerciale dove sicuramente non pioverà!
Un delizioso fine settimana a tutti !!!
Perlomeno senza parole aggiunte! May 18
Ecco due brani tratti dal libro di Anthony De Mello "Messaggio per un'aquila che si crede un pollo".
"Un contadino trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. Il caso volle che l’uovo si schiudesse contemporaneamente a quelle della covata e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini.
Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del cortile pensando di essere uno di loro. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro.
Trascorsero gli anni e l’aquila divenne molto vecchia.
Un giorno alzando lo sguardo, vide sopra di lei nel cielo sgombro di nubi uno splendido uccello che planava maestoso ed elegante in mezzo alle forti correnti d’aria muovendo appena le robuste ali dorate.
La vecchia aquila aguzzò lo sguardo stupita. “Chi è quello?", chiese.
E’ l’aquila, il re degli uccelli, rispose il suo vicino pollo.
Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra perché siamo nati polli.
Tirando un sospiro di rassegnazione, la vecchia aquila tornò a frugare il terreno come sempre e visse e morì come un pollo perché pensava di essere tale."
IL VOLO DELL’AQUILA
Non puoi raggiungerla se non sei come lei,
non puoi legarla a te, lei è libera,
non può amarti se la costringi.
Se invece la segui, ti condurrà oltre…..
oltre i tuoi confini e anche i suoi,
oltre la linea degli orizzonti.
L’aquila scopre sempre il sole dietro le nuvole,
con tenacia costruisce il suo nido,
e giorno per giorno, lo rende inattaccabile.
Il suo volo è il più vicino a Dio,
ma è anche il più vicino all’uomo
perché sa del forte legame fra loro.
La sua dignità è impenetrabile,
la sua regalità, è impressionabile.
Non accontentarti di camminare come tutti,
ma cerca di volare come pochi.
Vola anche tu come l’aquila,
abbi la certezza dell’aquila,
la forza e il coraggio dell’aquila,
la sua lungimiranza.
Alzati in volo ogni giorno,
per raggiungere una meta più elevata del giorno prima,
e soprattutto, non tornare mai indietro.
May 17
Oroscopo del giorno: Quanti Toro sono necessari per cambiare una lampadina? Nessuno, al Toro non piace cambiare niente.
E' vero, ieri era il mio genetliaco! (da genòs tliakos)
Ricevendo auguri, biglietti, cartoline, sms
regali, brindisi etc...
oggi mi sento in dovere (e piacere!)
di ringraziare tutti.
GRAZIEEEEE !
Un grazie particolare alla mia mamma
che per ricordare l'evento di allora
mi ha incorniciato la prima foto
con data e ora ...
16. maggio ore 19.00
Che bello, sono nata in un orario da signori,
nel momento in cui non si disturba più di tanto...
Pensate, il mio nipotino è nato alle 05.05 ,
un ora assurda per "bussare" al mondo!
Bando alle chiacchere.
Un abbraccio a tutti gli amici sinceri,
hai nemici che hanno finto
e a tutti quelli che hanno approfittato
dell'occasione per mangiare e bere a "sbafo"
Da sola, perciò sinceramente, mi auguro
altri 99 di questi giorni!!! May 10 Se fossi pittore
Non sempre il tempo la beltà cancella o la sfioran le lacrime e gli affanni: mia madre ha sessant'anni, e più la guardo e più mi sembra bella.
Non ha un accenno, un guardo, un riso, un atto che non mi tocchi dolcemente il core; ah, se fossi pittore, farei tutta la vita il suo ritratto!
Vorrei ritrarla quando china il viso perch'io le baci la sua treccia bianca, o quando, inferma e stanca, nasconde il suo dolor sotto un sorriso
Pur, se fosse il mio priego in ciel accolto, non chiederei di Raffael da Urbino il pennello divino per coronar di gloria il suo bel volto;
vorrei poter cangiar vita con vita, darle tutto il vigor degli anni miei, veder me vecchio, e lei dal sacrificio mio ringiovanita. (Edmondo De Amicis)
Non ci sono parole migliori per ricordare....
Anche se al giorno d'oggi le mamme sessantenni non hanno trecce bianche !
Ho un esempio in casa
tutto può sembrare, mia madre, che una sessantenne stanca e afflitta...
Lei viaggia in motorino con il casco personalizzato.
Và in piscina per mantenere le "ossa" in forma,
naturalmente "colora " i ricci bianchi
con una bella tinta
che varia secondo l'umore...
Le parole di De Amicis però hanno in se quel tanto di romantico
che stimola il pensiero dolce di "coccole " passate.
Auguri a tutte le mamme.
May 09
L'Italia ricorda Aldo Moro a trent'anni esatti dalla sua uccisione.
Per non dimenticare quel periodo buio della storia della Repubblica e le vittime del terrorismo, in tutto il paese sono in programma diverse iniziative e commemorazioni.
In alcuni uffici comunali, regionali e scuole verrà osservato un minuto di silenzio.
Questo è il sunto della notizia
e "noi" ci domandiamo perchè un minuto di silenzio?
Nelle scuole, ma anche in vari uffici
avrebbe più senso un minuto di urlo!
Un urlo forte e prolungato contro le falsità
Contro questo "sistema" destabilizzante che crea confusione e precarietà
di pensiero e di vita...........
Il discorso sarebbe lungo e il mio blog non è il posto adatto
per simili approfondimenti..... la scuola sì.
Nelle aule scolastiche invece di propinare le eterne "guerre puniche"
che ormai non interessano più neppure a livello di curiosità,
parliamo della storia attuale e cerchiamo di infondere fiducia
nel domani a questi ragazzi pieni di "buchi neri" e totalmente impreparati.
Amen.
AMEN è parola ebraica che tra gli altri significati ha : " in verita..."
E' riportata nel Nuovo Testamento come parola del Cristo che la usava per affernare.
- " amen-amen vi dico...." cioè in verità, in verità vi dico .....
Per questo significato mi è apparsa la parola giusta per chiudere l'argomento trattato.
April 21
> Perche gli uomini fischiettano meglio delle donne ? _ ...perche' hanno il cervello di un uccello ! > In cosa si somigliano un uomo e un computer ? _ ...sembra che pensino e che facciano tutto, ma se non li programmi, non fanno niente. > Perche tutte le donne guidano male ? _ ...perche tutti gli istruttori di guida sono uomini ! > Perche' ci sono piu' donne che uomini ? _ ...perche' la natura è saggia! > Qual e' la differenza tra dissoluzione e soluzione ? _ ...dissoluzione: mettere un uomo nella vasca con l'acido _ ...soluzione : metterceli tutti > Perche' gli uomini preferiscono le vergini ? _ ... perche' non sopportano le critiche ! > Perche' occorrono migliaia di spermatozoi per fecondare un ovulo? _ ...perche' gli spermatozoi sono maschi e si rifiutano di chiedere la strada! > Dio chiama Adamo e gli dice : ' ho due notizie per te, una buona e un'altra cattiva! > Adamo chiede prima la buona, e Dio gli risponde : ' Ti faro due regali, un cervello e un pene > 'Fantastico ' risponde Adamo, 'e la cattiva ?? > Dio risponde : ' Non hai sufficiente sangue per farli funzionare entrambi allo stesso tempo !' > Perche' solo un 10% degli uomini arrivano in paradiso? _ Perche' altrimenti sarebbe un inferno. > Perche' l'uomo scuote la testa per pensare? _ Perche' i due neuroni che ha facciano contatto. > Come far impazzire un uomo in camera da letto? _ Nascondendo il telecomando. > Cosa devi fare quando vedi che il tuo ex-marito sta rantolando di dolore sul pavimento? _ Sparagli un'altra volta. > Come definiresti un uomo ammanettato? _ Affidabile. > Cosa significa quando l'uomo nel tuo letto ansima e dice il tuo nome? _ Non hai tenuto abbastanza premuto il cuscino sulla sua faccia. > Qual e' la differenza tra gli uomini e le donne? _ Una donna vuole che un solo uomo soddisfi tutte le sue esigenze. _ Un uomo vuole che tutte le donne soddisfino l'unica esigenza che ha. > Come puoi evitare che tuo marito legga le e-mail? _ Rinomina la cartella di posta 'manuale d'istruzioni'.
Un e-mail cattivella... non tutti gli uomini sono uguali ... alcuni sono anche peggio!
Il mio "lui" è un tesoro, basta non contraddirlo mai e dire sempre : "si caro, hai ragione"
Quasi quasi lo cambio con un Pit-Bull. Anche lui è aggressivo, ha un cervello minuscolo,
sente quando arrivo dal profumo e scodinzola felice. La differenza è che con lui basta una
museruola e la catena corta!
Inviato da Yahoo! Mail. La casella di posta intelligente.
March 28 “Il sì della donna non si può saltare”
di Paola Meneganti
“Il sì della donna non si può saltare”: sulla base di un documento aperto da questa frase, di Clara Jourdan, il 18 marzo si è svolto un incontro, organizzato dall’Associazione Centrodonna Evelina De Magistris, che, a partire dal dibattito su aborto e 194, recentemente sviluppatosi, ha voluto ampliarne l’orizzonte politico. Perché, quando ci sono momenti di crisi, momenti di snodo della vita pubblica, si finisce con il parlare di aborto, di sessualità femminile, del corpo delle donne, spesso in modo assolutamente scomposto ed ipocrita, quando non violento? Ho introdotto i lavori io, e ho tentato questa risposta: perché, nei momenti di crisi, la società ancora fortemente segnata dal patriarcato tenta di serrarsi in difesa dell’autoconservazione , e la libertà femminile è un grande inciampo su questa strada. La libertà femminile fa problema e produce conflitto. In un bellissimo articolo sul “Manifesto” dello stesso giorno, Ida Dominijanni commenta quanto scritto nel numero precedente da Giorgio Agamben e Giacomo Marramao su due questioni cruciali nel dibattito di oggi. Dal modello della sovranità si è passati a quello della “governamentalità”: gestione, amministrazione, management della vita e della dimensione pubblica, con la progressiva sparizione dello spazio della politica - quindi del conflitto, insomma delle forme classiche della democrazia, da una parte, e, dall’altra, nei/nelle “resistenti”, si registra la presenza di una logica politica “legata alla chiusura dell’identità più che all’apertura e al divenire della differenza”. Anche se – ed è un altro inciampo - non dobbiamo dimenticare, ha giustamente osservato Maria Pia Lessi, citando Tamar Pitch, che le donne non hanno habeas corpus, perché non hanno sovranità sul proprio corpo, non è loro riconosciuta la piena disponibilità e responsabilità sul proprio corpo. Il divenire della differenza genera conflitto, come lo fanno tutte le “rivoluzioni profonde della soggettività”(I.D.), una per tutte il femminismo. È partendo da qui, da questa “profonda rivoluzione della soggettività”, che abbiamo detto: la prima parola e l’ultima è della donna, il sì della donna non si può saltare. Questo se si parla di aborto, di sessualità, di relazione con l’altro, di vita. Non è in questione la dimensione del diritto – “non credere di avere dei diritti” – ma il rapporto tra materiale e simbolico. Il simbolico materno, per es., è stato indagato in profondità dalle donne, anche a partire dall’”ambiguo materno”, luci ed ombre, chiaroscuri. Ma pensiamo al simbolico costruito nei secoli dal patriarcato: la madre che nutre, la madre dolorosa, la madre che opprime, la madre santa, la madre che uccide … In una vecchia, preziosissima pubblicazione, “Il vuoto e il pieno”, ho ritrovato, nella introduzione di Nadia Fusini, questa frase di Emily Dickinson: “i miei sono religiosi, e vanno tutte le mattine ad adorare una Eclissi che chiamano Padre”. Il patriarcato è molte cose, ma soprattutto il fatto che le donne sono definite dallo sguardo del padre. Abbiamo affrontato l’eclissi del padre e della sua onnipotenza e abbiamo guadagnato la piena responsabilità, con le sue gioie ed il suo peso. Ci ricorda ancora Ida che il corpo femminile, nell’intreccio tra materiale e simbolico che avvenne nella rivoluzione soggettiva del femminismo, divenne corpo politico – protagonista di una libertà duramente guadagnata. Ed è ancora l’unica barriera possibile: corpo politico, corpo che si frappone, nel discorso pubblico, a tutte le beghe partitiche, alle ideologizzazioni possibili, alle voglie confessionali. Corpo politico che ci fa dire che la prima parola e l’ultima è della donna e che il suo “sì”, rispetto all’aborto, non si può saltare. Il dibattito si è sviluppato in modo molto puntuale. Letizia Del Bubba ha detto che la legge 194 e quella sulla fecondazione assistita, la legge 40, non sono circoscrivibili in una cornice di legge e di diritto, ma hanno a che fare con la soggettività e con il corpo simbolico delle donne. Come fa una legge a dar conto della gestione del proprio corpo e del proprio desidero, per es. di maternità? Perché la soluzione migliore è quella del femminismo degli anni ’70, dice Claudia Nocchi: depenalizzare, non normare. Per Maria Pia Lessi, non si possono consegnare temi di questa portata alla politica tradizionale, istituzionale, alla “politica seconda”, e al diritto. Contengono un tale “di più” che lei, per es., trova difficoltà a parlarne in quegli ambiti. Rispetto alla sovranità del soggetto, libero di articolare la libertà del suo desiderio, un soggetto che è comunque in relazione, il diritto dovrebbe fare un passo indietro. La norma non dovrebbe essere prescrittiva, ma a salvaguardia della salute, delle garanzie sanitarie, e qui limitarsi. Anna Maria Bernieri rileva che è vero, la questione del corpo delle donne torna sempre in ballo nei momenti di crisi, e questo è sintomatico, e rende ancora più difficile la possibilità di parlare delle questioni in modo argomentato e sereno, perché dietro c’è “altro”. Mi chiedo perché, ha detto Lori Chiti, le gerarchie ecclesiastiche non parlino mai del corpo delle donne, ma della vita. Il cattolicesimo impone la castità ai sacerdoti, ma loro dovrebbero porsi il problema dell’integrità del corpo femminile, no? Eppure sono questioni che fanno ancora molto problema: figurarsi ad inizio ‘900, quando le donne che ne parlavano, Sibilla Aleramo (“Una donna”), Annie Vivanti (“Vae victis!”) furono emarginate, estromesse. Per Daniela Bertelli, c’è una grande angoscia nelle donne che oggi rimangono incinte. Sono continuamente monitorate, con amniocentesi, ecografie etc… spesso superflue: è un vero e proprio processo di espropriazione, e anche simbolicamente, questo feto che viene continuamente portato “fuori” dal grembo materno è come se avesse esistenza autonoma … si crea una scissione, una separazione tra feto e madre. Aumenta l’ansia e aumenta il senso di inadeguatezza rispetto a chi nascerà. E questo processo di controllo delle scelte delle donne, del corpo delle donne, del loro dare la vita è tutto maschile. È un fondamentalismo a cui a volte si risponde con un fondamentalismo di segno opposto … C’è poi questa cosa terribile che viaggia sui mass media, l’immagine della madre cattiva. È un disconoscimento della libertà femminile in cui si fanno strada delle componenti che, al di là del dibattito politico, diventano senso comune. Quanto al patriarcato … sì, esiste ancora, ma non dimentichiamo l’analisi del fratriarcato che sviluppa Ida Dominijanni (e qui merita citare: è uno spazio “in cui gli uomini si combattono e competono (ma si danno valore) fra loro in una sorta di recinto autoreferenziale che chiamano spazio pubblico”). E l’assuefazione a questo cattivo modo di stare nel mondo coinvolge anche molte donne … due parole anche su questa assurdità, questa cattiveria del dibattito sul momento in cui davvero si può parlare di vita: ma scherziamo? Aggiungo io: se un feto nasce a 21 settimane qui in Europa ha delle possibilità di salvarsi, non sappiamo con quali conseguenze sulla qualità della sua vita, ma se nasce in Africa? Allora l’inizio della vita è uguale per entrambi? Per Marco Mazzi, la cultura dell’indisponibilità del proprio corpo è profonda, è di matrice giudaico-cristiana. È la comunità a disporre del corpo, non l’individuo. In guerra sono punite le automutilazioni – si attacca il corpo di cui deve poter disporre la patria-, ed è nella socialdemocrazia svedese si che si inventa il trattamento sanitario obbligatorio. La Chiesa porta questa questione fino al rifiuto verso l’eutanasia: non si può disporre del proprio corpo anche nella sofferenza, nella prospettiva della morte. Con la legge 194 – e con la legge 180 – si esplica un filone di pensiero libertario degli anni ’70: si mette in discussione l’unicità del punto di vista. È stata una visione perdente: la prima vittima degli “anni di piombo”. Oggi c’è un forte ritorno alla medicalizzazione, addirittura alla prevalenza della eugenetica, che prefigura quasi una predestinazione. Ma la libertà e l’ultima parola sono certamente della donna. Maresa Conforti porta la sua esperienza di donna cattolica che votò nel referendum del 1981 per confermare la legge 194, ma che si chiede se effettivamente la legge è stata attuata anche nelle parti a sostegno del desiderio di maternità. Si dovrebbe fare di più in questa direzione., perché per lei non è così scontata l’assenza di problema rispetto alla questione dell’inizio della vita. Apprezza però molto quanto è scritto nel documento di “Evelina”, e cioè che per il femminismo l’aborto non è mai stato un “diritto”. No, confermo io in chiusura: è un fatto, una scelta: e possiamo stare sicure che le donne hanno sempre saputo portarne la responsabilità in prima persona, fino in fondo.
Ho "copiato" questo articolo dalla pagina "Costumi e Società" di" MANI DI STREGA" sperando che qualcuno lo legga moooolto attentamente!
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